La leadership e le teorie comportamentali–Parte 1

Tutorial leadership 19

Datemi una dozzina di bambini normali, ben fatti, e un ambiente opportuno per allevarli e vi garantisco di prenderne qualcuno a caso e di farlo diventare qualsiasi tipo di specialista, che io volessi selezionare: dottore, avvocato, artista, commerciante e perfino accattone e ladro, indipendentemente dalle sue attitudini, simpatie, tendenze, capacità, vocazioni e razza dei suoi antenati.

John B. Watson – Il comportamentismo –

Negli Anni ’30, lo psicologo J.B. Watson, facendo degli esperimenti su un bambino di 11 mesi, aveva dimostrato che era possibile condizionare le persone, mediante stimoli, modificandone il comportamento: le risposte agli stimoli costituivano l’apprendimento.

Questo esperimento creò un mito su come il comportamentista avrebbe potuto modificare a piacere il comportamento di un individuo umano, cominciando a condizionarlo opportunamente fin dai primi mesi di vita.

Le teorie comportamentiste hanno influenzato gli studi sulla leadership, spostando il punto di vista da un approccio caratteriale ad un approccio di tipo comportamentale, cercando di rispondere alla domanda:

Un buon leader che cosa fa?

Ti ho già espresso precedentemente il mio punto di vista su questo tipo di approccio, ma, in fondo esse hanno stabilito che “leader efficace non si nasce, ma si diventa, imparando attraverso l’osservazione delle abilità da acquisire e sviluppare.

Teoria del Comportamento

La Teoria del Comportamento va a sfatare il mito del “leader nato” a favore di un “leader costruito”, attraverso l’apprendimento di comportamenti.

La teoria si basa sulle seguenti assunzioni:

  • leader non si nasce ma si diventa;
  • leader si diventa guardando gli altri leader cosa fanno.

Tale teoria, basata principalmente sugli studi D. McGregor (1960), R. Blake e J. Mouton (1964), apre totalmente le porte allo concetto di sviluppo della leadership, in contrasto con le semplicistiche valutazioni caratteriali delle persone che hanno i tratti per essere potenziali leader da quelle che non hanno nessuna possibilità.

Senza dubbio il punto di partenza è fondamentale, soprattutto per gli aspetti riguardanti la visione della leadership come micro-leadership, con lo studio del comportamento riferito a vari stili di leadership.

La mia personale critica è che anche questa teoria, come quella della Grande Persona, si pone solo ad un estremo delle varie visioni di leadership, né tenendo conto della macro-leadership, né considerando la leadership come un processo di relazioni.

Tale approccio ha generato comunque degli schemi pratici da seguire, principalmente nati da studi sul management, principalmente concentrati sugli stili gestionali e comportamentali che i manager tendono ad adottare.

Lo schema più famoso è la La Griglia Manageriale di Blake e Mouton, che puoi approfondire meglio nell’articolo

>>> Scopri il tuo comportamento da leader con la griglia manageriale

Ti aspetto nella seconda parte per parlarti della  Teoria della Partecipazione.

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