Tecnologie digitali: gli impatti negativi e le strategie per ridurli

tecnologie digitaliLe nuove tecnologie digitali stanno avendo un impatto trasformativo sulla società, sul posto di lavoro e anche sulla leadership.

La Leadership 4.0, quella dei prossimi decenni, non può prescindere da tutte le nuove tecnologie digitali abilitate da Internet.

Senza Internet, non sarebbero oggi possibili le nuove forme di comunicazione via App su smartphone, come le chat vocali e le video-chat (Teams, Meet, Zoom, Skipe, WhatsApp, Messenger e tante altre), oppure i social media e tutto quanto gira sul web.

Le riunioni faccia a faccia hanno spesso lasciato il posto a videoconferenze, le mail-room a caselle di posta in arrivo, macchine da scrivere con carta carbone a elaboratori di testi.

Le nuove tecnologie hanno consentito a una parte sostanziale del lavoro e della forza lavoro di andare oltre i confini dell’ufficio tradizionale.

Oggi è normale che i professionisti connessi digitalmente svolgano parte del loro lavoro in un caffè o in negozi, a casa, anche sdraiati a bordo piscina durante le vacanze.

Questa rivoluzione tecnologica porta con sé molti vantaggi evidenti. I colleghi possono comunicare facilmente attraverso le varie aree geografiche, riducendo al contempo le spese, i danni ambientali e l’usura del corpo.

Software open-source, motori di ricerca e servizi di shopping on-line ci consentono di richiamare in pochi clic gli strumenti e le informazioni di cui abbiamo bisogno per essere produttivi.

Mappe on-line, Sistemi di Posizionamento Globale (GPS) e servizi di traduzione in tempo reale ci aiutano a navigare in luoghi sconosciuti e a comunicare con la gente del posto.

Purtroppo, queste nuove tecnologie digitali portano anche degli svantaggi che mettono in difficoltà le nostre vite.

Gli impatti negativi delle nuove tecnologie digitali

Di particolare interesse sono gli aspetti umani coinvolti dalle nuove tecnologie digitali: oltre al pericolo di dipendenza, di cui c’è una documentata evidenza scientifica, ci può essere anche la privazione di due risorse limitate: il nostro tempo e la nostra attenzione.

Mentre le organizzazioni possono beneficiare di una maggiore produttività abilitata dalla tecnologia a breve termine, l’offuscamento del confine tra lavoro e vita segue una legge di rendimento decrescente.

Come suggerisce una recente ricerca di Deloitte, il valore derivato dal dipendente sempre attivo può essere minato da fattori negativi come l’aumento del carico cognitivo e la riduzione delle prestazioni e del benessere.

In breve, le nuove tecnologie digitali e mobili danno molto, ma portano anche via molto.

Spetta al Leader 4.0 valutare l’efficienza consentita dai collaboratori, sempre connessi, rispetto alle crescenti richieste di scarsa attenzione e ai danni a lungo termine alla produttività, alle prestazioni e al benessere dei lavoratori.

Ottenere il massimo dalla tecnologia e dalle persone non significa semplicemente chiedere moderazione.

Si tratta di progettare tecnologie digitali che facilitino la coltivazione di sane abitudini di utilizzo della tecnologia, non comportamenti che creano la dipendenza!

Ed è possibile per i leader delle organizzazioni giocare un ruolo attivo nella progettazione di luoghi di lavoro che incoraggiano l’adozione di abitudini tecnologiche sane. 

Come ridurre gli impatti delle tecnologie digitali

Come il Leader 4.0 può allora minimizzare gli impatti negativi sulla sua personalità, su quella dei collaboratori e su tutta l’organizzazione?

Fortunatamente, la crescente ubiquità della tecnologia digitale è stata accompagnata dalla crescente importanza delle scienze cognitive e comportamentali, ma anche dalla nascita di una fiorente raccolta di strumenti pratici per stimolare un cambiamento comportamentale sano.

Particolarmente significativo è l’emergere, nel campo della scienza comportamentale, di tecniche comportamentali per promuovere un cambio salutare del comportamento.  Questa intuizione fondamentale rileva che modifiche ambientali relativamente modeste, basate su prove, possono portare a cambiamenti nei comportamenti eccessivi e risultati positivi.

Prendiamo un esempio: mettere cibi meno nutrienti in una caffetteria fuori dalla vista diretta o in posto difficilmente raggiungibile. In questo modo non vengono eliminate le opzioni: gli individui sono ancora liberi di scegliere quello che vogliono, ma il posizionamento impone quasi le scelte più nutrienti e meno dannose.

Tipi analoghi di progettazione comportamentale possono essere applicati ai nostri ambienti di lavoro mediati dalla tecnologia, quando i datori di lavoro scelgono, sia tecnologie migliori, che sono state progettate pensando al benessere degli utenti, sia migliori ambienti di lavoro, sia norme sociali e aspettative per influenzare positivamente il modo in cui utilizziamo i nostri dispositivi.

Di seguito quattro strategie per minimizzare gli effetti negativi delle nuove tecnologie digitali sui gruppi di lavoro.

1 – Tenere traccia, analizzare e modificare gli schemi di utilizzo

Tutti noi ora facciamo effettivamente parte dell’Internet delle Cose: mentre procediamo nelle nostre vite digitali, lasciamo alle spalle delle “tracce digitali” senza accorgercene. In particolare, questo accade anche sul lavoro: i metadati di posta elettronica e calendario sono una fonte di dati ricca e in gran parte non sfruttata per fini positivi.

Oggi è possibile, e tecnologicamente fattibile, raccogliere alcuni dati di “elaborazione affettiva” da dispositivi elettronici economici che acquisiscono dati su tono di voce, espressione facciale e anche quanto sudiamo, durante gli stati di stress o eccitazione. Ovviamente è fondamentale evitare di utilizzare tali dati in modi invasivi, da “grande fratello”.

Tuttavia, vale la pena considerare l’utilizzo di tali dati per aiutare le persone a comprendere e regolamentare meglio il loro uso della tecnologia. Ad esempio, dei contatori intelligenti possono visualizzare gli schemi di utilizzo delle applicazioni delle persone, evidenziando le aree di interesse.

Esiste già un software disponibile per monitorare l’utilizzo delle applicazioni e il tempo trascorso su vari siti web; a livello aziendale, esistono altre soluzioni software in grado di tenere traccia del tempo che un dipendente trascorre su ciascuna applicazione, creando report che includono confronti con altri dipendenti.

Tali metriche di confronto possono aiutare i lavoratori a capire veramente come i loro sforzi siano paragonati a quelli dei loro colleghi e, se ritornati con corretto messaggio, possono trasmettere messaggi sulle norme sociali dell’orario di lavoro nel tentativo di guidare le decisioni, ma scoraggiare “il comportamento costante”, che danneggia la produttività, ma soprattutto il comportamento e la psicologia del dipendente, creando anche stress.

Tali dati potrebbero essere utilizzati in modo proficuo, anche per personalizzare messaggi di confronto, progettati per stimolare un uso più sano della tecnologia.

Ad esempio, a un dipendente che lavora più di 50 ore a settimana potrebbe essere inviata una notifica, per informarlo che ha lavorato più dei suoi colleghi, che in media hanno circa 45 ore di lavoro a settimana.

Questa spinta potrebbe essere sufficiente per liberarlo dalla norma sociale percepita, secondo cui, tutti lavorano 60 ore alla settimana, oppure per indurlo a iniziare una conversazione sul carico di lavoro con il suo responsabile diretto, sia per capire dove sono i problemi, sia per evitare che vada in uno stato di stress irrecuperabile.

2 – Intelligenza artificiale per promuovere comportamenti sani

L’intelligenza artificiale (AI) può anche aiutarci a mediare meglio la nostra interazione con la tecnologia e consentirci di concentrarci su compiti di livello superiore. In particolare, l’AI può essere sfruttata per aiutarci a gestire i nostri ambienti di lavoro digitali.

Ad esempio, alcuni sistemi di posta elettronica oggi utilizzano l’intelligenza artificiale per ordinare le e-mail in categorie, semplificando l’individuazione delle e-mail e inviando solo le e-mail principali al telefono di un utente.

Un chat-bot (software che simula una conversazione con un essere umano) può aiutare a ridurre i comportamenti negativi legati alla tecnologia, per impedire l’aggiornamento di alcune applicazioni o segnalare che si passa troppo tempo sul web.

È possibile che i prodotti di intelligenza artificiale possano essere progettati per migliorare altre forme di stress e ansia sul lavoro.

Un altro chat-bot abilitato all’intelligenza artificiale, potrebbe eseguire la terapia cognitivo comportamentale, spesso impiegata come tecnica di intervento per aiutare le persone a identificare i fattori che guidano i pensieri e i comportamenti negativi, e, successivamente, identificare e incoraggiare i comportamenti alternativi positivi.

3 – Incoraggiare i flussi produttivi

I leader possono integrare nella loro posta elettronica e nei sistemi interni meccanismi che incorporano punti di arresto nelle applicazioni, invitando gli utenti a decidere se continuare un’attività. I promemoria si sono dimostrati un’efficace strategia di spinta in vari contesti. Attingendo al regno dei consumatori, alcuni sviluppatori hanno iniziato a incorporare nuove funzionalità di spinta. Quando un cliente inizia a utilizzare in modo eccessivo un’altra risorsa comunemente scarsa, come i dati, molti telefoni avvisano l’utente che sta per superare il limite di dati. Questi avvisi possono spingere un utente a liberarsi dal flusso di utilizzo dei dati e rivalutare il loro uso continuato. Il trasferimento di questo concetto all’ambiente di lavoro potrebbe, ad esempio, assumere la forma di datori di lavoro virtuali che spingono i dipendenti a disconnettersi dalle e-mail durante le vacanze o al di fuori dell’orario di lavoro.

Allo stesso modo, la tecnologia può essere utilizzata per mantenere stati di flusso positivi e anche come un dispositivo di impegno per spingerci verso comportamenti migliori. Ad esempio, il “Flowlight” è una sorta di “semaforo” progettato per segnalare ai colleghi che un lavoratore della conoscenza (knowledge worker) si trova attualmente nella zona e non deve essere disturbato. Flowlight si basa sull’utilizzo della tastiera e del mouse e sullo stato dei messaggi istantanei dell’utente. Allo stesso modo, Thrive Global ha una nuova App che, quando la metti in modalità “ispirato”, risponde ai mittenti che risponderai più tardi.

4 – Strumenti e metodi per spezzare l’eccesso di tecnologia

Si potrebbero usare strumenti di architettura per progettare ambienti di lavoro che favoriscano usi più produttivi della tecnologia. Ad esempio,

  • solleciti automatici, per spezzare le attività continue sugli strumenti tecnologici;
  • norme sociali di abitudine lavorativa, che fuori dal lavoro impediscano di leggere le e-mail in alcuni orari;
  • dispositivi di impegno, che, per esempio, incoraggino una disintossicazione digitale, attraverso un impegno pubblico per raggiungere in risultato in un certo tempo.

Concludendo

Indipendentemente dalla politica specifica o dall’intervento scelto, l’obiettivo generale è quello di modificare il luogo di lavoro in modi che migliorino il rapporto tra dipendenti e tecnologia.

Per avere successo, deve esserci una spinta dall’alto verso il basso: una cosa è creare una nuova politica, ma un’altra è che i leader di un’organizzazione manifestino apertamente il loro impegno nei suoi confronti e comunichino i benefici che ne derivano per tutti e in tutti i contesti lavorativi e privati.

Questo sarà uno dei compiti fondamentali della Leadership 4.0


Per approfondire il Modello della Leadership 4.0, ti consiglio di leggere il libro Leadership 4.0 .


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