La leadership e le teorie situazionali–Parte 2

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Tutorial leadership 22

Nel primo tutorial sulle teorie situazionali sulla leadership, abbiamo esaminato che tali teorie studiano con attenzione il contesto in cui il leader si muove, basandosi sul presupposto che non c’è nessun stile di leadership che si adatta a tutte le situazioni.

Queste teorie cercano di rispondere alla semplice domanda: “Come la situazione influenza la leadership?”.

Una di queste teorie è la Teoria della Situazione, che indirizza l’attenzione del leader  anche al di fuori si sè stesso e il suo comportamento.

Essa fa concentrare il leader anche verso il mondo esterno, in modo da selezionare il stile da adottare anche in accordo alla maturità dei collaboratori e agli obiettivi da raggiungere.

Un’altro filone delle teorie situazionali, invece, si è  concentrato sulle circostanze, non dipendenti dal leader, che possono influire sulla capacità del leader di guidare gli altri in modo efficace.

Questa chiamata variante è chiamanta La Teoria della Contingenza.

Scopriamola!

Teoria della Contingenza

La Teoria della Contingenza è molto vicina alle teorie comportamentali, asserendo che non c’è un solo modo di guidare e lo stile di leadership che risulta efficace in alcune circostanze non lo è in altre.

I sostenitori di questa teoria ritengono che è difficile prevedere il successo di un leader, essendoci molti fattori che lo lo determinano

Con questo in mente, il leader deve essere adattabile a massimizzare il potenziale di successo, se le strategie iniziali non funzionano.

In realtà capita molto spesso che un leader, che è veramente efficace in un posto, non riesce ad avere successo quando si trova ad affrontare una diversa circostanza o quando i fattori intorno a lui cambiano.

La Teoria della Contingenza si basa sulla seguente assunzione:

  • la capacità del leader di guidare dipende dalle varie circostanze interne ed esterne all’organizzazione.

Questa teoria spiega perfettamente perché alcuni leader di successo, che per un periodo sembrano avere le mani del Re Mida (che trasformava tutto in oro), improvvisamente perdono di interesse e prendono decisioni sbagliate.

La Teoria della Contingenza è simile alla Teoria Situazione.

La maggiore differenza è che la Teoria della Situazione si focalizza più sui comportamenti che i leader dovrebbero adottare in funzione di alcune situazioni, mentre la Teoria della Contingenza ampia lo sguardo, includendo anche le circostanze che possono influire sulla capacità del leader di guidare.

La Teoria della Contingenza ha generato molte teorie parallele, ognuna della quali ha considerato circostanze diverse influenti sulla capacità del leader di fare bene il proprio lavoro, ma non ha generato dei veri e propri modelli/stili da mettere in pratica.

I maggiori contributi sono stati dati da Fred Edward Fielder, che può essere considerato il padre di tutto l’approccio situazionale, il quale asserisce che la performance del gruppo dipende da quattro contingenze principali:

  • l’orientamento psicologico del leader (lo stile),
  • la relazione tra il leader ed i membri (il clima affettivo);
  • il grado di precisione e chiarezza con cui è definito il compito (la strutturazione);
  • il potere accordato al leader dall’organizzazione (lautorità).

Il modello di leadership contingente di Fiedler ha generato la scala LPC (Least Preferred Co-Worker) che riesce a determinare se il primo fattore contingente, l’orientamento psicologico del leader, è orientato al compito da svolgere o alla relazione verso le persone,

Combinando la scala LPC con gli altri tre fattori ne scaturisce una griglia di 8 situazioni principali a cui il leader dovrebbe adattare il suo stile di guida.

Una derivazione della Teoria della Contingenza è la Teoria Funzionale, la quale afferma che il compito principale di un leader è di prendersi cura delle necessità del gruppo.

Attraverso tale ipotesi si può dire che il leader fa bene il proprio lavoro (cioè è funzionale) se contribuisce all’efficacia e alla coesione del gruppo.

Con questa teoria John Adair, ha sviluppato il “modello dei 3 cerchi” che pone al centro della leadership i bisogni di tre aree:

  • individuo
  • compito
  • gruppo

Il “modello dei tre cerchi” è stato usato con successo nell’ambiente militare inglese, proprio da dove è partita la sperimentazione di J. Adair, anche se viene criticato da molti per la sua troppa semplificazione.

In realtà le cose semplificate, anche se non esaustive, sono le uniche che possono essere modellate e messe in pratica, per cui nel seguito tale modello verrà approfondito, ritenendolo personalmente molto semplice da mettere in pratica.

Nel prossimo tutorial scoprirai le teorie influenzali.

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